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TCR SERIES
Marcello Lotti
Ovvero questa che macchine accattivanti, semplici e poco co-
stose?
“Esatto. Negli anni ho notato che nei vari campionati di tutto
il mondo c’era un modello di macchina che era sempre pre-
sente. Sia che io mi trovassi in Europa, negli Emirati Arabi o in
Sud America, incontravo sempre la Seat Leon Eurocup. Il fatto
che ce ne fossero così tante in giro, voleva dire che era una
macchina abbordabile da tutti i punti di vista e che poteva ab-
bracciare una clientela vasta. Allora mi sono messo a guardarla
più da vicino ed ho visto che aveva buone performances. Negli
anni del mondiale inoltre è capitato di avere in griglia anche
nove piloti che arrivavano dal monomarca Seat. Quindi era
anche formativa. Perché allora non usare come base quel tipo
di regolamento tecnico? Secondo la mia opinione era una cosa
che poteva funzionare anche a livello dei vari campionati na-
zionali visto che la macchina correva ovunque a prezzi ridotti”.
Una macchina che non differisce palesemente da quella di serie
e quindi facilmente modificabile dai costruttori ed economica.
“Si tratta di prendere il modello di serie, renderlo accattivante,
e dargli un’aerodinamica che lavori il giusto. Poi, si parte da
una motorizzazione di 2 litri turbo che hanno tutti e la cui po-
tenza è facilmente incrementabile. Se un modello non ne ha a
sufficienza, può essere incrementato cambiando il turbo, pur-
ché sia di produzione e presente all’interno del gruppo a cui
appartiene il marchio, ne si modificano le sospensioni ed i freni.
Il cambio può essere di serie come nel caso della Seat o si può
usare un cambio racing facilmente reperibile su mercato. In
quest’ultimo caso vengono dati 35 kg di peso aggiuntivi per-
ché si ha un effettivo vantaggio all’anteriore e nelle prestazioni.
Detta così può sembrare complicato, ma quello che si chiede
è veramente semplice e chi normalmente prepara le vetture, sa
che non occorrono grandi investimenti per modificare la mac-
china”.
L’idea però era più grande.
“Con quella base di partenza, che reputo realmente buona, ho
pensato che se qualche altro costruttore si fosse impegnato a
costruire macchine con queste specifiche ed in ottica di ven-
dere ai clienti (la Seat ne ha vendute 300), si sarebbe potuto
fare davvero qualcosa di buono. Sono andato a parlare con la
stessa Seat, con Jas e con altri. Ho raccolto opinioni positive e
l’impegno a costruire le macchine quindi siamo partiti”.
Si però, un conto è avere un’idea. Un altro è organizzare da
zero un campionato che corra con la F.1. Sembra molto com-
plicato farlo in così poco tempo.
“Lo è. Ci siamo mossi velocemente, ma per gradi. Ho propo-
sto l’idea ai vari organizzatori dei campionati nazionali Turismo
che in questo momento non stanno attraversando un buon mo-
mento. Ho visto che in molti Paesi ci sono varie categorie e mix
di vetture in pista contemporaneamente. In pratica ho cercato
di far capire che poteva esserci lo spazio che ricostruire un mer-
cato di vetture Turismo con un regolamento uguale per tutti e
a prezzi abbordabili. Ai piloti e alle squadra viene data la pos-
sibilità correre ovunque ammortizzando i costi, e alle case di
vendere un numero rilevante di macchine. I vari promotori na-
zionali sono stati entusiasti ed infatti moltissimi hanno accet-
tato l’idea. Cosa serviva a quel punto? Una serie internazionale
che facesse da traino. L’esempio che facesse capire di cosa si
trattava realmente e risvegliasse l’interesse per il turismo, pre-
parando i piloti per altre categorie, WTCC compreso”.
Le risposte da parte dei team e preparatori è stata positiva e
così è nata la TCR International Series.
“Assolutamente. Alcuni hanno scelto di partecipare con vet-
ture come la Seat che erano praticamente pronte, altri come
Campos hanno sviluppato la Opel ed ora stanno convincendo
i responsabili della casa ad investire di più. Altri ancora hanno
preferito aspettare che la macchina fosse pronta prima di de-
buttare oppure, come Engstler, hanno debuttato con un mo-
dello e poi passeranno a quello con il quale hanno pianificato
il loro ingresso nella serie. C’è il Proteam che ha usato la Ford
che si è rivelata forse troppo acerba e che ha bisogno di qual-
che cura prima di rientrare. Arriverà la Subaru ed altri di cui
preferisco non fare nomi prima che le cose siano sicure. In-
somma mi sembra che il movimento si sia creato e che i primi
passi siano stati positivi”.
Essere con la F.1 ha creato molto interesse attorno alla serie.
Come è stato possibile?
“In passato avevo già parlato con Bernie Ecclestone per fare
una cosa simile. Ovvero far correre una serie Turismo as-